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mercoledì 6 marzo 2013

L'agricoltura è in mano al petrolio


La struttura agraria mondiale somiglia sempre più a un gigantesco supermercato dove grandi società controllano il rifornimento di semi e fertilizzanti, la vendita dei prodotti e il gusto dei consumatori. Così stabiliscono che cosa coltivare e dove, che cosa debba essere mangiato, e da chi.

E qui sta l'intoppo. Le megasocietà infatti finiscono per aver praticamente il monopolio in certi settori chiave del commercio alimentare. A partire dal 1970, le grandi compagnie petrolifere hanno rilevato le piccole imprese che commerciavano in sementi, imponendo la coltivazione di piante alimentari che hanno bisogno di quantità enormi di fertilizzanti sintetici, di antiparassitari e di altri addittivi derivati dal petrolio, che oltre ad impattare negativamente sull'ambiente (argomento che approfondiremo sul blog) , scoraggiano un agricoltura futura più razionale senza l'uso di derivati dal combustibile fossile. Inoltre, la graduale industrializzazione del Novecento , che sicuramente ha permesso una maggior produttività del lavoro, ha introdotto l'uso di fattori industriali (macchine agricole, trattori, fertilizzanti chimici). Cosa succederà quando i pozzi di petrolio si prosciugheranno? Le compagnie rispondono che si porranno il problema quando si presenterà, e che comunque sono imprese private a scopo di lucro, e non istituti di beneficenza.

La recente scarsità di petrolio, o meglio di caro-prezzi, ha provocato un rapido incremento dei prezzi agroalimentari in tutto il mondo. 
Il petrolio diventerà sempre più caro, fino a che solo una minoranza di imprese, con tutta probabilità nord americane, potranno permettersi di comprarlo.

Il legame agricoltura - petrolio è più forte di quanto si possa pensare. Ma dovremmo fermarci un attimo, ragionare su cosa stiamo facendo e per quanto lo potremmo ancora fare, e infine capire che l'agricoltura tradizionale, quella senza petrolio,  è la soluzione ai problemi della fame.


domenica 3 marzo 2013

Proteggiamo il suolo


E' qualcosa di meraviglioso, il terreno.

Un ettaro di suolo di buona qualità, in una zona temperata, può contenere fino a 300 milioni di piccoli invertebrati: acari, millepiedi, insetti, vermi ed altri microrganismi. Senza di essi, il suolo non riuscirebbe a trasformare l'azoto, il fosforo e lo zolfo e renderli assorbibili dalle piante.

In un pugno di terra c'è una realtà biologica molto più complessa di quella che si potrebbe trovare sull'intera superficie di Giove.
Tuttavia investiamo più denaro per esplorare i pianeti che per scoprire come funzionino, qui sulla Terra, i nostri fondamentali meccanismi di sopravvivenza.


Il processo di formazione del suolo è lento. Nelle migliore delle ipotesi, perchè si formino 30 cm di terreno ci vogliono 50 anni. Ma in media, quando il suolo si origina a poco a poco dalla roccia madre, perchè si formi un centimentro possono occorrere dai 100 ai 1.000 anni.
Purtoppo fattori naturali ed artificiali possono facilmente invertire questo processo, degradando il suolo in una frazione molto ridotta rispetto al tempo che impiega a formarsi.


Il degrado ha molte cause, ma le peggiori sono l'erosione e l'eccessivo pascolo.
E' molto probabile che negli anni a venire disboscheremo più foreste,sfrutteremo per il pascolo più praterie ed elimineremo terre per favorire il processo urbano. Pochi problemi sono così gravi, anche se poco discussi, come quello della scomparsa del suolo. Ogni anno perdiamo circa 11 milioni di ettari di terra arabile.
L'attività umana accelera molto i ritmi di erosione naturale. Pratichiamo un irrigazione poco razionale, usiamo eccessivamente i pascoli e quel che è peggio, eliminiamo la protezione degli alberi. Il suolo portato via dall'acqua o dal vento finisce nell'oceano o nei laghi, come se precipitasse in un grande "pozzo", per non tornare mai più.



Non tutto il suolo che copre la Terra libera dai ghiacci è adatto alla coltivazione. Anzi, di questi miliardi di ettari, circa il 13% lo è. Il resto è troppo arido, umido, privo di sostanza nutritive, troppo sottile o troppo freddo. Ma l'importante non è quanta terra abbiamo, ma come la usiamo. Approfondirò più avanti nel blog la questione della gestione irrazionale del terreno. Se vogliamo incoraggiare la produttività, dobbiamo proteggere il suolo.






Dalla crisi al progresso


L'essere umano può essere considerato come il punto culminante del processo evolutivo o come il suo più grande errore.

In un certo senso l'umanità stessa sta diventando una specie di supertumore maligno sulla faccia del pianeta, una cellula cancerosa che si dimostra vitale e in grado di riprodursi con straordinario vigore, ma anche eccezionalmente stupida perchè finisce con uccidere proprio l'ospite da cui dipende la sua sopravvivenza.

Possiamo ancora fare qualcosa? Non è la prima volta che la Terra si trova di fronte ad una crisi, anzi, alcune volte ha perfino tratto beneficio da periodici sconvolgimenti. Se non fosse stato per la drammatica scomparsa dei dinosauri,per esempio, i mammiferi avrebbero avuto scarsa possibiltà di predominio sul pianeta.

Dalla crisi quindi può scaturire il progresso, sempre ammesso che l'impeto delle trasformazioni non si spinga troppo avanti e provochi la catastrofe.
Se l'essere umano fallirà la prova, allora finirà con l'essere scartato dalla legge evolutiva.

Mentre spesso si può giungere all'adattamento con una politica di piccoli passi, ci sono volte in cui bisogna compiere un dietrofront e ricorrere ad una decisione più drastica. Esemplare è il racconto di alcuni scolari francesi e della rana.

Gli scolari avevano catturato una rana e l'avevano gettata in una pentola di acqua bollente. La rana era balzata fuori di scatto, una reazione istantanea in un ambiente inadatto. Ma quando gli scolari avevano buttato la rana in una pentola di acqua fredda e l'avevano lentamente riscaldata, la rana aveva continuato a nuotare in tondo, adattandosi man mano al calore sempre maggiore...finchè, bollita a dovere, la morte l'aveva raggiunta.

sabato 2 marzo 2013

L'evoluzione accelerata


Sono passati 15 miliardi di anni da quando il Big Bang inviò un diluvio di energia pura in un universo che stava risvegliandosi.

Proviamo a comprimere questa inimmaginabile scala temporale in una sola giornata di 24 ore.

Il Big Bang si esaurisce in meno di un decimiliardesimo di secondo, ma per le stelle e le galassie dobbiamo attendere diverse ore, fino alle prime luci dell'alba.
Il nostro sistema solare deve aspettare il crepuscolo, verso le 18, mentre la vita sulla Terra inizia intorno alle 20.
I primi vertebrati compaiono sulla terraferma verso le 22.30, seguiti dai dinosauri che iniziano a vagare la superficie del pianeta intorno alle 23.35 fino a quattro minuti da mezzanotte.
I nostri antenati incominciano a camminare in posizione eretta quando mancano solo 10 secondi al tocco.
La rivoluzione industriale e l'era moderna occupano meno dell'ultimo millesimo di secondo.

Eppure è in questa piccolissima frazione di tempo che il volto del nostro pianeta è mutato quasi quanto nelle "ore" precedenti, quando sulla terra comparve l'Homo Sapiens.

L'evoluzione dell'uomo ha prodotto un essere che può pensare, che ha coscienza di sè e di quanto lo circonda, che può riflettere sul domani. Là dove la selezione naturale opera attraverso processi e tentativi ripetuti, noi possiamo scegliere le forme preferite di evoluzione, creando mutamenti che per verificarsi avrebbero richiesto milioni di anni. I nostri progressi incominciano nell'imparare ad imbrigliare il fuoco, passando allo sfruttamento del carbone, del petrolio e negli ultimi tempi dell'energia solare. Tra i più grandi progressi figura anche la nostra capacità di tenere sotto controllo le malattie e di incrementare così la popolazione.

La crescita esponenziale è uno dei concetti più importanti, pochissimi si rendono conto di cosa ciò comporti per la nostra futura esistenza sulla Terra. Se solo l'Africa, che conta più di 1 miliardo di abitanti, mantenesse l'attuale tasso di crescita medio del 3%, tra 30 anni in quanti sarebbero? Beh..fate voi il calcolo.

Oggi come oggi, una cosa è sicura. Non siamo assolutamente in grado di fornire cibo,istruzione,casa e lavoro a moltissimi esseri umani. Il problema non consiste solo nel puro boom demografico, ma anche in quello del consumismo umano.

Questo consumismo a sua volta è potenziato dall'espansione di conoscenze tecnologiche che ci permettono di usare ed abusare di sempre maggiori risorse naturali, fino al punto di portarle all'estinzione. Infatti più che chiamarla "crisi demografica" o "crisi delle risorse" sarebbe opportuno parlare di "crisi dell'umanità".

Così, a man mano che un sempre maggiore numero di individui dà la caccia a sempre più vaste quantità di risorse in via di diminuzione, scoppiano i conflitti.
E' proprio il crollo del nostro sistema sociale, delle strutture economiche e dei nostri meccanismi politici che genera il più grande dei pericoli: quello della guerra totale.





venerdì 1 marzo 2013

Biosfera: Un fragile miracolo



Quando i primi astronauti orbitarono attorno alla Terra a bordo delle loro minuscole capsule spaziali, milioni di ascoltatori li sentirono descrivere la bellezza di questo pianeta, simile ad una "perla azzurrina persa nello spazio". Da allora, più esploriamo il sistema solare , più ci rendiamo conto della singolarità del nostro mondo.

Condizioni che permettono l'esistenza

A quanto pare, è la vita stessa, con la sua presenza, a creare e mantenere le particolari condizioni che sono essenziali alla sua sopravvivenza. All'interno di questo reame di forme vitali, ogni organismo è collegato ad ogni altro essere. Vegetali, microbi, mammiferi e abitanti della terra ferma e degli oceani, tutti quanti partecipano attivamente al riciclaggio dell'energia e delle sostanza nutrienti provenienti dal sole, dall'aria, dall'acqua e dalla terra. Questo sistema di scambio globale fluisce ad esempio attraverso correnti oceaniche, cicli climatici, spostamenti degli animali e processi di alimentazione e crescita. Anche le informazioni fluiscono attraverso la biosfera con la riproduzione, che trasferisce la memoria del codice genetico alle nuove generazioni.

Il mondo vivente, o biosfera, si stende attorno al nostro pianeta come una sottile pellicola. Cento km sotto di noi la temperatura è di oltre 3.000°C. Trenta km sopra la nostre teste, invece, l'aria è troppo fredda e rarefatta per la nostra sopravvivenza. Tra questi due estremi fiorisce il mondo verde, dove si concentrano la maggior parte delle tantissime specie che vivono sul nostro pianeta, ed è un requisito essenziale per il resto della vita. Soltanto le piante, grazie alla fotosintesi, sono in grado di utilizzare l'energia solare e trasformarla in energia chimica per la sopravvivenza degli animali. La microflora oceanica ci fornisce oltre il 70% dell'ossigeno, mentre gli oceani agiscono come "deposito" in cui viene immagazzinata l'anidride carbonica presente nell'aria. Il manto vegetale inoltre regola la base di tutte le catene alimentari, regola i cicli idrici, stabilizza il microclima e protegge la vita del suolo terrestre.

Il nostro pianeta non solo è totalmente diverso da quelli vicini, ma anche da quello che si sarebbe potuto predire in base alle caratteristiche chimiche della Terra. I miscugli di gas che compongono l'atmosfera e le temperature si rivelarono molto diverse da quelle ipotizzate per una Terra priva di vita. Da qui è nata l'ipotesi che Gaia, per cui la biosfera. al pari di un organismo vivente, farebbe funzionare i propri sistemi che consentono la vita grazie ad una serie di meccanismi naturali che approfondirò più avanti sul blog.








giovedì 28 febbraio 2013

Cosa non funziona su Gaia


In questi anni si sono registrati molti cambiamenti, successi ma anche disastri. Vediamo un riepilogo generale di cosa non funziona sul nostro pianeta:


  • Le temperature degli ultimi anni sono le più alte finora registrate sul suolo terrestre, il che ha concentrato la nostra attenzione sul riscaldamento globale.
  •  I livelli di ozono nella stratosfera si sono abbassati in un modo senza precedenti, causando un aumento di esposizione alle radiazioni.
  • La carestia e la siccità hanno colpito molti paesi in via di sviluppo, portando fame e sete tra la popolazione.
  • Distruzione sfrenata di specie animali e habitat naturali per scopi commerciali, dagli elefanti africani alle foreste tropicali. Oltre  allo spregevole sterminio di esseri innocenti, un altro fatto rilevante è la conseguenza della distruzione: abbattendo foreste e con esse nuove specie animali, si rinuncia a qualsiasi possibile scoperta di qualcosa di vantaggioso per l'umanità stessa. (es. farmaci, alimenti ecc...)
  • Incremento della popolazione ed eccessivo consumo delle risorse terrestri. Si stima che nel 2050, la popolazione mondiale tocchera almeno i 9 miliardi di persone, 2 miliardi in più dei 7 attuali. Conseguenza: più bocche da sfamare.
  • L'aumento del divario tra popolazione ricca e povera, con un netto distacco tra il nord del pianeta, che fà un elevato impiego di risorse, e il sud del pianeta, a basso reddito.
  • Inquinamento del suolo terrestre e degli oceani, il che riporta alla distruzione di animali e habitat.
  • Desertificazione, erosione del suolo e utilizzo di aree coltivate per scopi non agrari, con una conseguente perdita incontrollata di terreni arabili.

Questo semplice elenco dimostra come stiamo sprecando e sfruttando il pianeta nel modo più pericoloso. All'attuale ritmo di progresso il "disastro" è dietro l'angolo. Siamo guidati da politici che fanno sfoggio di potenza militare ma che si disinteressano di questi punti fondamentali.
Ci è ancora possibile invertire il corso che porta alla distruzione dell'ambiente e lasciare ai nostri figli una comunità mondiale che tenti di vivere senza la guerra. Tutti noi, indipendentemente dalla razza, religione o colore della pelle siamo di fronte ai medesimi problemi che direttamente o indirettamente sono il frutto delle nostre scelte. 

Tutti conosciamo persone che tengono in soffitta o in dispensa un assortimento di oggetti che potrebbero rivelarsi utili in un futuro. Ecco, la nostra dispensa è la Terra e dovremmo conservare tutto quello che contiene, perchè non sappiamo quando ci potrà tornare utile.



Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo



Caro lettore, questo blog illustra e analizza un pianeta vivente la cui evoluzione ha raggiunto un punto critico: quello di una specie, la nostra, che minaccia di esaurire e di spezzare l'equilibrio che consente la vita su di esso. Non è l'ennesimo elenco di tristi sorti irrimediabili ma mostra in che modo possiamo modificare le nostre abitudini con esiti positivi. Possiamo agire sin da subito con saggezza, prendendoci cura del mondo di domani.

Il blog cercherà di analizzare ogni settore critico del nostro pianeta e di considerare:
  1. Cosa esso ha da offire
  2. Come e perchè le cose non funzionano
  3. Come ristabilire l'equilibrio


Il mondo è ancora un deposito incredibilmente ricco, ed è l'unico che abbiamo. La natura è una risorsa capace di rigenerarsi in continuazione, sta a noi imparare a gestirla in modo intelligente. Vivendo con essa potremmo rifornire noi e le prossime generazioni di tutto il necessario, perchè offre, un'abbondanza senza fine. 

E' il nostro mondo ma dobbiamo ancora apprendere come trattarlo con rispetto e gratitudine. Speriamo di poterlo imparare prima che sia troppo tardi.